È una domamicroclima ufficionda che in questi giorni si fanno in molti, e l’allarme (fino alla prossima stagione mite) non si placherà… anzi le domande tipiche sono:
– Che regole ci sono?
– Quale è la temperatura massima ammessa su un posto di lavoro?
– Posso rifiutarmi di lavorare?

Poi ci sono le “controdomande” dei datori di lavoro:
– ma una volta che non c’era il condizionamento dell’aria diffuso dappertutto (ad es. in auto, a casa, nei negozi, ecc.) come facevi?
– E quelli che lavorano in fonderia o che stanno pulendo le siviere, che devono dire (tutto l’anno)?

Siccome noi siamo tecnici della sicurezza e non scendiamo in polemiche, ma ci atteniamo a leggi, alle norme e soprattutto al fenomeno fisico, il microclima è una delle valutazioni da fare, e a tal proposito vorrei segnalare questo documento molto interessante:
Coordinamento Tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province autonome – Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro – Requisiti e standard Indicazioni operative e progettuali – Linee Guida – in collaborazione con Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro Versione finale – 1 giugno 2006
e rispetto al peculiare problema contingente, vorrei fare delle osservazioni per spiegare un po’ la questione “che caldo insopportabile che fa” in quanto non è semplice da risolvere.

Partiamo dal progetto dell’impianto: parliamo di impianti aeraulici a fini del benessere (non quindi sistemi portatili o installati “tanto per far un po’ di fresco” che definirei per un “raffrescamento”), in ambienti moderati(e quindi non si applica ai bravi sivieristi di cui ho una ammirazione sfrenata!): da dove si parte?
Dalla UNI 10339 (un po’ vecchia ma ancora in vigore) che standardizza i seguenti impianti: di climatizzazione, di condizionamento, termoventilazione, ventilazione e climatizzazione (o di condizionamento dell’aria)e, a seconda della definizione, tali impianti regolano/controllano:
– Le condizioni termiche
– Le condizioni igrometriche
– la qualità dell’aria
– il movimento dell’aria negli spazi occupati

Prendiamo in considerazione per semplicità le condizioni termiche estive (così rimaniamo concentrati sul tema “scottante” in questione e tralasciamo altri temi altrettanto importanti, uno per tutti la qualità dell’aria!): cosa prevede a livello progettuale tale norma? All’appendice D determina le “Condizioni termoigrometriche esterne estive di progetto” e fornisce le condizioni termoigrometiche esterne estive di progetto per gli impianti di climatizzazione per centoundici località italiane di riferimento. Prendiamo da questo elenco due casi: Udine e Belluno. La tbse (è la temperatura a bulbo asciutto dell’aria esterna) è rispettivamente di 31,5 e 31,0 °C (scorrendo tra l’altro tutte le altre località la massima è 33°C!).
Domanda: ma se all’esterno queste temperature sono superiori, che succede all’impianto?
Domanda semplice, ma la risposta può essere verosimilmente questa: “non ce la fa” o addirittura “come non ci fosse” (ci sono delle tecnologie, come l’espansione diretta con scambio aria-aria che non funzionano sopra certe temperature esterne raggiunte anche in questi giorni!).
Quindi?
Se tutto va bene, possiamo immaginare che l’interno dei locali subirà un aumento di temperatura rispetto alla temperatura interna di progetto.
Quale è la temperatura interna di progetto degli ambienti occupati (tbsa)?
Al paragrafo 9.2.2 la norma indica che si adotta una temperatura di progetto pari o superiore a 26 °C.
Quindi?
Beh, c’è un delta che si aggira tra i 5 e 6 gradi tra interno ed esterno (attenzione poi ai sbalzi di temperatura trattati nelle linee guida al punto 1.4) e allora se ci sono 36°C all’esterno, se tutto va bene (e non va di solito tutto bene in quanto i rendimenti si modicano spesso molto e in peggio) ci troveremo per l’impianto realizzato a 31°C all’interno – poco da fare – nulla si crea e nulla si distrugge!

NB: ho tralasciato il discorso dell’umidità relativa esterna/interna che influisce molto sul rendimento complessivo dell’impianto, così pure le temperature radianti delle pareti che influiscono moltissimo sul benessere microclimatico!

NBB: tralascio inoltre il discorso di risparmio energetico e di consumi estivi che, visti i rischi di black-out estivi (e non più invernali da molti anni) legati al forte consumo di energia elettrica, non sono da trascurare in una visione globale del problema.

La premessa progettuale ci va tutta, altrimenti si può pensare che si ottiene fresco da impianti che non sono dimensionati (per norma) per tutte le condizioni estive previste! Inoltre si è chiarito che i 26°C non sono vincolanti a tutti i costi per gli impianti: ho sentito frasi del tipo “se superiamo i 26°C si attenta alla salute e al benessere dei lavoratori negli uffici!” e scusatemi è una frase a dir poco SBAGLIATA! Infatti tratto dalle linee guida citate si tratta di “benessere” infatti (vedi paragrafo 1.2.1):
In ambienti moderati non esistono rischi per la salute dell’individuo e gli indici sintetici di rischio mirano esclusivamente alla quantificazione del confort/disconfort. A tal fine si utilizza una quantità nota come PMV, acronimo di Predicted Mean Vote (voto medio previsto)
parametro molto legato al bilancio energetico sul corpo umano che dovrebbe essere “0” (sensazione termicamente neutra), qualora sia superiore a “0” allora si ha caldo, se è inferiore allora si ha freddo.

Le linee guida continuano dicendo che l’indice PMV è il miglior descrittore statistico del confort microclimatico globale in ambienti termici moderati.
Poiché però si tratta di un valore medio, esso sottintende l’esistenza di una variabilità individuale. Di conseguenza, anche per un gruppo di individui esposti ad identiche condizioni microclimatiche, non è possibile individuare una situazione ideale, valida per tutti.
All’indice PMV risulta direttamente associato un secondo indice noto come PPD, acronimo di Predicted Percentage of Dissatisfied, che indica la percentuale di soggetti che si ritengono insoddisfatti dalle condizioni microclimatiche in esame
anche se
A rigore, gli indici PMV e PPD risultano idonei alla valutazione di ambienti termici moderati soltanto in presenza di condizioni microclimatiche stazionarie.
oltre che ad altre condizioni molto restrittive (quindi difficili da rendere ogni volta).
La norma tecnica UNI EN ISO 7730:1997 stima che – con tutte le condizioni soddisfatte -, la percentuale complessiva di individui insoddisfatti non sia superiore al 20%

ovvero, tentando di tradurlo in numeri comprensibili, che 2 persone su 10 dicono che non sono contente del microclima.
NB: qui il “genere” spesso è importante!

Ma quali sono le temperature massime (in ufficio)?
Direi che non ci sono – sicuramente in qualche contratto di lavoro (edili in primis) ci saranno (non le conosco – chiedo un contributo ai lettori in tal senso!). Prendere poi (come ho visto fare) le temperature delle Cave e miniere (DPR 128/1959 – art. 281) che indicano in sintesi valori di 32°C per la durata normale di otto ore o di 35°C con limitazione a 5 ore come riferimento, è non considerare il tipo di attività di un minatore rispetto a un impiegato in ufficio…

Capiamoci, non voglio banalizzare la cosa, ma è poco ragionevole avere dati di questo tipo a fronte di attività diverse e non normate.

Ripeto: attendo anche contributi per capire eventuali altre limitazioni (ovviamente ragionevoli per gli edili e i minatori) in base al microclima, ma in ufficio a me non risultano limiti particolari (e così in molte altre lavorazioni).

Attenzione: questo non significa non far nulla!
Preso atto della situazione, interventi tipici gestionali sul lavoro possono essere (vedi anche una per tutti le LINEE DI INDIRIZZO PER LA PREVENZIONE DEGLI EFFETTI DEL CALDO SULLA SALUTE – Aggiornamento, Marzo 2013, ma ci sono centinaia di informazioni utili su internet):

  • distribuzione di acqua fresca e se del caso sali integratori (da usare con moderazione)
  • uso di ventilatori per far girare almeno l’aria
  • uso di indumenti leggeri
  • spostamento orari di lavoro anticipando l’ingresso dei lavoratori
  • aumento di pause nei casi più critici
  • dotazione di sistemi portatili di raffrescamento dove possibile (attenzione alle potenze elettriche disponibili e in gioco!)
  • Schermare le finestre esposte al sole al fine di limitare l’irraggiamento
  • bagnarsi viso e braccia con acqua fresca
  • Bere con regolarità e alimentarsi in maniera corretta (almeno 2 litri di acqua al giorno – salvo diversa indicazione del medico curante) – Evitare di bevande alcoliche e limitare l’assunzione di quelle gassate, dolcificate e di quelle troppo fredde. Mangiare preferibilmente cibi leggeri e con alto contenuto di acqua (frutta e verdura). Evitare pasti abbondanti.
  • prestare molta attenzione a lavoratori a rischio (ad es. con patologie croniche cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, diabete, ecc.)

Vorrei finire con una speranza: spero di aver dato elementi oggettivi su cui pensare, e poi… le ferie e le vacanze di agosto per molti sono in arrivo… poi è estate … e poi… arriva il fresco dai ;)

Nota: c’è un’altra indicazione riportata nella Legge 11 Novembre 1975, n. 584 che indica che nei locali chiusi che siano adibiti a pubblica riunione, nelle sale chiuse di spettacolo cinematografico o teatrale, nelle sale chiuse da ballo, nelle sale-corse, nelle sale di riunione delle accademie, nei musei, nelle biblioteche e nelle sale di lettura aperte al pubblico, nelle pinacoteche e nelle gallerie d’arte pubbliche o aperte al pubblico è vietato fumare, e il Decreto Ministeriale 18 maggio 1976 dà le caratteristiche degli impianti di condizionamento dell’aria o di ventilazione di cui debbono essere dotati i locali indicati all’art. 1, lettera b), della legge 11 novembre 1975, n. 584, ai fini dell’esenzione dalla osservanza del divieto di fumare, debbono avere i requisiti, tra i quali si segnala per l’estate tale indicazione “nei periodi nei quali è necessaria la refrigerazione dell’aria la differenza di temperatura dell’aria tra l’esterno e l’interno non deve superare il valore di 7 C, mentre l’umidità relativa deve essere compresa tra il 40 ed il 50 per cento” – direi indicazioni interessanti, ma non applicabili al caso in specie (e con la legge Sirchia tutto viene superato!).

 

Fonte: il blog di Ugo Fonzar

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